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I testamenti di Margaret Atwood

  • Valentina Capaldi
  • 27 ott 2019
  • Tempo di lettura: 2 min

Solo chi è morto ha diritto a una statua; a me, invece, ne è stata dedicata una in vita. Sono già di pietra.


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I testamenti di Margaret Atwood

Dopo 35 anni, Margaret Atwood pubblica il seguito de “Il racconto dell’Ancella”, per raccontare al mondo che cosa ne è stato di Gilead dopo la fuga di Offred.

Mi sono andata a rileggere la mia vecchia recensione de “Il racconto dell’Ancella” e mi sono accorta che io stessa dicevo che il romanzo non era pura fantascienza, bensì qualcosa di possibilissimo che si rifaceva alla storia passata. In effetti, nella postfazione di questo “I testamenti”, Margaret Atwood afferma l’aderenza alla storia sia dei romanzi sia della serie (La serie ha rispettato uno degli assiomi del romanzo, si dice, non ammettere eventi che non avessero un precedente nella storia dell’umanità).

“Il racconto dell’Ancella” parlava dei possibili effetti dell’instaurazione di una teocrazia puritana negli Stati Uniti e colpiva per la sua disumanità; ovvero, per il fanatismo di cui erano intrisi i personaggi negativi (i comandati, le mogli, le zie).

“I testamenti”, invece, riporta il tutto a una dimensione più normale per noi, se così si può dire. Va a scavare all’interno di una delle istituzioni più inquietanti di Gilead, cioè le zie, e le mette in una luce più realistica, meno alienante.

Il romanzo si snoda attraverso le testimonianze di tre donne di Gilead: Zia Lidya, Zia Victoria e la giovane Daisy. C’è più azione rispetto al precedente romanzo, e una trama più lineare. È evidente che si tratta di un romanzo pensato sia per i lettori sia per i fruitori della serie televisiva, perché mischia elementi narrativi derivanti da entrambi i media.

Non mi è dispiaciuto (anzi, l’ho letto molto in fretta, perciò mi è piaciuto), però è innegabile che non c’è in esso la stessa profondità e la stessa complessità del “Il racconto dell’ancella”. Non vorrei dire che è un fanservice, ma quasi. Comunque un fanservice scritto da una grandissima autrice, perciò un bel romanzo.

 
 
 

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